Spritz veneziano

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SpritzIl “vino spruzzato” o semplicemente Spritz sembra derivi dall’abitudine dei soldati dell’Impero austriaco di stanza nella Repubblica Serenissima di stemperare l’elevata gradazione alcolica dei vini veneti allungandoli con acqua frizzante. Nella sua forma originaria viene tuttora comunemente consumato in tutto il Triveneto. Negli anni vi sono state apportate varie modifiche, in tempi più recenti è stato aggiunto il bitter (come Aperol, Campari o Select). È stato anche promosso, a livello nazionale, dalla ditta produttrice dell’Aperol con una campagna pubblicitaria televisiva e un prodotto dedicato pre-miscelato.

La ricetta veneziana prevede:

1/3 di vino bianco,
1/3 di bitter
1/3 di acqua frizzante

Mentre la ricetta ufficiale IBA prevede:

6 cl Prosecco
4 cl Aperol
2 cl (una spruzzata) di soda/seltz

Preparazione

Si prepara con la tecnica build (costruzione direttamente nel bicchiere) e si serve in un bicchiere ol
d-fashioned (o tumbler basso) oppure in un calice da vino, contenente del ghiaccio. Si versa delicata
mente il prosecco, si aggiunge l’Aperol versandolo con un movimento circolare e infine la seltz, si mescola appena con uno stirrer (cucchiaio miscelatore).

Guarnire con mezza fetta d’arancia sul bordo del bicchiere che, a scelta del cliente, può essere fatta cadere all’interno dello stesso.

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

Vinamisù oppure pandoramisù

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Sono appena passate le feste è magari sono avanzate molte preparazioni (non a casa mia…), ecco allora un’idea di come riciclare tutto ciò che è rimasto.

Partiamo dal pandoro, l’idea di utilizzarlo al posto del pan di spagna nella preparazione del tiramisù venne a mio fratello circa tre anni fa. Possiamo anche decidere di utilizzare il panettone, se ne è avanzato.
Per la bagna possiamo invece usare lo spumante oppure un vino liquoroso: marsala, passito, moscato. L’idea è nata guardando un video sulla preparazione di un tiramisù in cui era stata sostituita la bagna al caffè con della birra: il birramisù! Durante le festività natalizie avanza certamente lo spumante, che non dimentichiamo essere un vino frizzante, ma si può utilizzare anche un altro vino frizzante come il fragolino. È possibile pure usare il vino bianco classico e, perché no, pure il rosso, ma si deve tener presente che ha un retrogusto amarognolo per cui se piace può andare bene.
Passiamo adesso a trattare della farcia, se è rimasto parecchio cioccolato si può realizzare una ganache, mentre se si ha abbondanza di ricotta si realizzerà una crema o una mousse alla ricotta. Si può sempre scegliere di utilizzarle entrambe, anche indipendentemente dagli avanzi.
Questa volta non verranno riportate le grammature, ma solo la proporzione di composizione delle farce.

Ingredienti:Foto1
pandoro o panettone
ricotta
zucchero
cioccolato
panna da montare
vino frizzante o liquoroso
zucchero a velo
cacao in polvere
cannella

Procedimento:
Preparare la ganache sciogliendo il cioccolato a bagnomaria ed aggiungendovi lo stesso peso di panna liquida a temperatura ambiente, quindi mescolare fino a che non sia completamente amalgamata. Farla raffreddare e poi, se si vuole si può montare con uno sbattiuova.
Preparare la crema di ricotta setacciandola ed aggiungendovi un quinto del peso di zucchero (come per il cannolo e la cassata), ci si può aiutare frullandola con uno sbattiuova.
libro1Una volta pronte le farce, si procede all’assemblaggio del dolce in un bicchiere partendo proprio dalla farcia, vi si adagia sopra il pandoro/panettone tagliato con un coppa pasta e si bagna con lo spumante oppure con il vino liquoroso.
Si continua con l’altro tipo di farcia, nel caso si sono preparate entrambe, e poi con un’altra fetta di pandoro/panettone.
Al termine si guarnisce l’ultimo strato di farcia con cacao o cannella per la crema di ricotta oppure con zucchero a velo per la ganache montata.

Le ricette di base si trovano nel libro « Dolci bicchieri – Nuove tendenze in pasticceria » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

Colazione con la neve

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???????????????????????????????Alle nostre latitudini nevica difficilmente e molto raramente capita di svegliarsi e trovare il suolo innevato. Stamattina è proprio quello che è successo. Mi sono svegliato ed il panorama appariva completamente bianco ed ancora nevicava nonostante le prime luci dell’alba… Dopo le foto di rito, ho subito pensato a mangiare!
Da bambino i miei la raccoglievano e me la condivano con succo di limone e zucchero: ho subito preso un cucchiaio ed un bicchiere ed ecco la colazione pronta.

Ingredienti:??????????????????????
Neve fresca
Succo di limone o arancia
Zucchero

Procedimento
Raccogliere la neve in una tazza o in un bicchiere, spremervi sopra un limone intero oppure un’arancia e poi zuccherare leggermente.

Ed ecco il risultato finale!

Da noi si mangia proprio di tutto…

 

 

 

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

‘Nfigghiulati

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Nuova immagineÈ passato molto tempo dal mio ultimo post, ma sono stato oberato di impegni. Proprio a conclusione di uno di questi, il Percorso Abilitante Speciale per la C510 (Sala bar) presso l’Università di Messina, mi sono cimentato in una preparazione tipica della mia zona…

Preparazione dolce tipica della gastronomia iblea, in particolare della zona di Sortino, a base di fichi secchi e nepitèlla (Clinopodium nepeta (L.) Kuntze) o mentuccia, ne esiste anche una versione salata in cui i fichi vengono sostituiti con la salsiccia. Il nome deriva dalla parola dialettale che significa attorcigliare, contorcere.

Nella versione preparata per il banchetto di fine abilitazione ho omesso lo strutto per motivi salutistici.??????????????????????

Ingredienti per 5-6 persone:
500 g di farina di semola di grano duro
q.b. di lievito madre
acqua
sale
q.b. di strutto
q.b. di olio extravergine Monti Iblei
q.b. di nepitella o mentuccia
200 g di fichi secchi o salsiccia

Procedimento
La sera prima preparare la biga, come per il pane. Disporre la farina a fontana e sciogliervi la biga con acqua tiepida, impastare fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea. lavorando per almeno 5 minuti, formare una palla, infarinarla e lasciarla lievitare per almeno 30’.
Suddividere in porzioni e stendere la pasta dello spessore di 1/2 cm.
libro2Farcire tutta la superficie del disco con strutto, olio, nepitella e fichi secchi o salsiccia.
Arrotolare la pasta fino ad ottenere un cilindro e attorcigliarla come se fosse la carta di una caramella per tutta la lunghezza. Tagliare dei dischetti larghi 2-3 cm e disporli in verticale . Sovrapporre due o tre dischetti e schiacciare.
Infornare a 250° finche non saranno dorate e croccanti.

Vino consigliato: Nero d’Avola

La ricetta si trova sul mio libro « Pani ri casa e cosi minuti – L’arte panificatoria iblea » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Per questa ricetta è stato utilizzato olio extravergine di olive dell’Azienda Agricola Cacyrum.

Cacyrum

 

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Cassata in bicchiere

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Cassata in bicchiere 1Dolce tipico della Pasqua nella pasticceria siciliana è la cassata, tecnicamente detta alla siciliana. La sua origine viene fatta risalire all’epoca della dominazione araba, in realtà è molto più vecchia! È nota in tutto il mondo, come la Regina della pasticceria siciliana., un vero capolavoro di sapori, aromi e colori le cui festose decorazioni riconducono alla policromia degli, altrettanto celebri, carretti siciliani.
Si racconta che intorno all’anno mille, al culmine della dominazione musulmana, nel palazzo dell’Emiro, alla Kalsa di Palermo, i cuochi di corte si sbizzarrissero ad unire sapori e colori e che dal miscuglio di vari ingredienti propri della cucina saracena sia nata la Cassata alla Siciliana. Suore dei monasteri e cuochi dei nobili casati sono stati per molti secoli gli unici depositari dei segreti di questo dolce. Oggi ve ne sono moltissime versioni e quella che vi presentiamo è una delle tante!
Si può dire che certamente la cassata è il dolce che più di tutti racchiude in sé il patrimonio gastronomico apportato da dominazioni e da culture diverse, la sua ricetta è stata tramandata attraverso i secoli raccogliendo via via nuovi ingredienti, applicazioni di nuovi metodi, usi ed esperienze diverse: qualunque civiltà sia passata in Sicilia ha lasciato tracce di sé in questo dolce meraviglioso e opulento.
La Cassata era un dolce così importante per la cultura siciliana dei secoli passati, che addirittura esisteva un documento, stilato dal Sinodo dei Vescovi di Mazara, riunito nell’anno 1575, che ne stabiliva la preparazione e il consumo come rituale necessario nel giorno di Pasqua.
Nei nostri giorni, la Cassata rimane l’orgoglio delle vetrine dei pasticceri palermitani, e la preparazione che, con le sue decorazioni baroccheggianti, più di qualsiasi altra rimanda agli echi dell’opulenza della storia passata.

IngredientiCassata in bicchiere 2
300 g di pan di Spagna
500 g di ricotta
100 g di zucchero semolato fine
1 cucchiaino di cannella in polvere
150 g di macedonia candita
100 g di gocce di cioccolato
1 cucchiaio di zucchero a velo
marzapane q.b.
glassa reale q.b.
frutta candita in pezzi q.b.
per lo sciroppo:
½ bicchiere di acqua
50 g di zucchero semolato fine
1 limone non trattato
½ bicchiere di maraschino

Procedimento
Con un coppa pasta tagliare dei dischi di pan di Spagna e di marzapane. In una terrina mescolare per bene la ricotta, lo zucchero, la cannella, la macedonia candita, le gocce di cioccolato e lo zucchero a velo. Per lo sciroppo, scaldare l’acqua in un pentolino, aggiungervi lo zucchero, il succo di limone, il liquore maraschino e togliere dal fuoco.
libro1Iniziare a comporre il dolce: stendere il disco di marzapane in fondo al bicchiere, poggiarvi sopra il disco di pan di Spagna e bagnarlo con lo sciroppo. Coprire con la crema di ricotta, adagiarvi sopra il secondo disco di pan di Spagna e bagnarlo.
Mettere un secondo strato di crema, coprire con un terzo disco di pan di Spagna, bagnarlo e completare con la glassa reale. Decorare con frutta candita colorata e riporre in frigo per qualche oretta.

La ricetta si trova a pagina 133 del libro « Dolci bicchieri – Nuove tendenze in pasticceria » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

Frittata ri mafalufi

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AsfodelineQuante volte capita di passeggiare per i campi ed osservare i coloratissimi fiori che li popolano, molti di essi si mangiano!
È il caso dell’asfodelo giallo (Asphodeline lutea), chiamato in Sicilia mafalufumacalucu, una pianta dagli splendidi fiori gialli che si trova nei terreni incolti intorno al mese di aprile.
Per il contadino, che la riconosce prima dell’apparire dei suoi fiori, è una pietanza prelibata da preparare velocemente, come gli asparagi, in deliziose frittate, ma non solo…
La massaia dell’Altipiano Ibleo ha imparato fin dalla sua infanzia a prepararla: occorre prendere le giovani cime, prima dell’apparire dei fiori, e pulirle dalle lunghe foglie, ma seguiamo la ricetta tradizionale.

Ingredienti:
Cime di asfodelo giallo
Uova???????????????????????????????
Sale

Procedimento
Si puliscono le cime di asfodelo giallo e si mettono a bollire in acqua salata, si scolano e si soffriggono in padella con olio caldo, fino a doratura. Amalgamare il tutto con le uova e continuare a friggere la frittata su entrambi i lati. La pietanza va servita tiepida, è indicata come antipasto o come contorno degli arrosti.

Ed ecco il risultato finale!

Questa ed altre ricette potete trovarle nel libro « Erba di casa mia – Piante spontanee nella cucina contadina » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

 

La ricetta partecipa al contest « La Sicilia nel piatto » del blog “Come mangio io”.

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Rimedio contro il raffreddore

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Il freddo continua imperterrito e spesso non basta coprici bene, niente paura, ecco un rimedio della nonna per combattere il raffreddore: una limonata calda!
Alle virtù della vitamina C, presente nel limone, aggiungiamo quelle disinfettanti del timo e rinvigorenti del miele.

Ingredienti:??????????????????????????????? 1 limone
1 cucchiaio di miele (preferibilmente al timo)
1 rametto di timo (facoltativo)
Acqua calda

Preparazione
Riscaldare dell’acqua, magari con un rametto di timo arbustivo (Thymus capitatus) o altra specie. Nel frattempo spremere un limone e mettere il succo in una tazza o un bicchiere e aggiungere un cucchiaio di miele, preferibilmente di timo, ma va bene anche di altra varietà. In sostituzione al rametto di timo nell’acqua calda si possono utilizzare 2-3 cl di liquore al timo. Appena l’acqua è ben calda, versarla nellla tazza e mescolare per far sciogliere il miele. Bere ed infilarsi immediatamente sotto le coperte calde anch’esse.

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».