Archivio mensile:novembre 2013

Pepite di caffè fritto

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Caffè fritto1Quest’oggi ci accingiamo a preparare un curiosissimo dessert, un po’ lungo da preparare, ma molto sfizioso nel gusto, da provare poi la variante cappuccino…

Il dolce trae ispirazione dal latte fritto, diffuso in molte regioni italiane anche nella sua variante con i tuorli: la crema fritta. Si tratta di un dessert di origine spagnola la leche frita appartenente alla categoria dei dolci di latte (dulce de leche). In passato la colazione italiana era rappresentata principalmente dal latte, oramai relegato a quella dei bambini, mentre oggi si fa colazione con un caffè veloce che anziché espresso sarebbe più corretto chiamare cav (caffè ad alta velocità), come i treni. Ecco allora che al latte viene sostituito un caffè lungo o all’americana (basta fare mezza dose di caffè ed allungarlo con acqua) ottenendo un dessert molto più vicino alle moderne abitudini.
Per chi non volesse rinunciare ad essere inondato di dolcezza, si può sempre proporre un cappuccino fritto: basterà ridurre il caffè ad 1/3 della dose ed aggiungere i 2/3 di latte.

Ingredienti:
0,5 l di caffè lungoCaffè fritto2 50 g di amido di mais
150 g di zucchero (regolare a piacere)
2 uova
q.b. di farina
q.b. di pangrattato
q.b. di olio per friggere
q.b. di zucchero a velo

Procedimento
In una casseruola posta su fiamma dolce, amalgamare il caffè zuccherato a piacere con l’amido e mescolare con una frusta fino a fare addensare. Versare il composto in una pirofila e fare raffreddare; tagliare il composto a quadretti o a lonsaghe di circa 2 cm di lunghezza.
Sbattere in una ciotolina le uova, passare i quadretti nella farina, nelle uova e nel pangrattato e infine immergerli nell’olio bollente, per friggerli. Appena dorano, scolarli con una schiumarola e adagiarli su carta assorbente per eliminare l’eccesso di olio.
Per servirli porli in un piattino, in una coppetta oppure su un cucchiaio e imbiancarli con lo zucchero a velo, eventualmente accompagnarli con una crema inglese.

La ricetta si trova a pagina 123 del libro « Dolci bicchieri – Nuove tendenze in pasticceria » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al contest « Fantasia di caffè » del blog “Quinto senso

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Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

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Marmellata di rose selvatiche

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Rosa canina smLa rosa selvatica ha moltissime proprietà medicinali ed i suoi frutti sono ricchissimi di vitamina C, inoltre i suoi fiori essiccati sono alla base della famosa acqua di rose. Deve l’aggettivo canina a Plinio il vecchio, che affermava che un soldato romano fu guarito dalla rabbia con un decotto di radici.
La rosa canina o rosa di bosco (Rosa canina) ha da sempre ispirato molte leggende. Si narra ad esempio che Afrodite nacque dal mare insieme ad un cespuglio di rose bianche fiorite per mano degli dei; quando una spina le punse il piede, il sangue colorò di rosso i petali. La rosa canina è una specie di rosa selvatica diffusa in tutta Italia. I suoi grandi e profumati fiori rosa sbocciano da maggio a luglio, mentre i suoi “falsi frutti” rossi (cinorrodi) nascono in autunno, si trova soprattutto lungo le siepi e le boscaglie.
La rosa di macchia o rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens) si caratterizza invece per i fiori bianchi, molto profumati, che mettono in risalto il centro di stami gialli.
Il nome dialettale di ràttacula è dovuto alla presenza, accanto ai semi all’interno del frutto, di peletti urticanti che in caso di ingestione risultano particolarmente irritanti per l’apparato digerente.??????????????????????????????? È possibile anche essiccare i frutti e conservarli per tutto l’inverno, basta metterli per qualche minuto in acqua bollente che si ottiene una calda e deliziosa bevanda ricca di vitamina C.

Ingredienti:
1 kg di frutti di rosa
350 g di zucchero
Acqua

Preparazione
Raccogliere i frutti della rosa di macchia (Rosa canina) o della rosa di San Giovanni (Rosa sempervirens), chiamati cinorrodi, ben maturi.
Lavare e pulite i frutti, cercando di scartare la maggior quantità di semi possibile (e la minor quantità possibile di polpa (mezzo frutto maturo è costituito da semi ed un altro quarto da peluria attaccata ai semi).
Da un chilo di frutti si passa a 250 g tra bucce e polpa ed un altro etto di semi che non si riesce a togliere. Aggiungere mezzo bicchiere d’acqua e mettete sul fuoco piuttosto basso.
Lasciare cuocere per mezz’ora, poi passare il tutto al setaccio, eliminando così finalmente i semi ed i filamenti ottenendo un risultato che ricorda la passata di pomodoro.
Rimettere sul fuoco. Aggiungere un altro mezzo bicchiere d’acqua e 350 g. di zucchero.
Lasciare cuocere un’altra mezz’ora, mescolando, poi lasciare raffreddare e mettete nei vasi.
Riempire fino all’orlo, chiuderli subito con la marmellata ancora calda e capovolgere i vasetti per creare il sottovuoto.

La ricetta si trova a pagina 45 del libro « Erba di casa mia – Piante spontanee nella cucina contadina » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».