Archivio mensile:luglio 2013

Cassatine di Pasqua

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Pantalica01È ancora un po’ presto per parlarne, ma i tempi tecnici di un nuovo contest ne richiedono la trattazione immantinente e allora eccoci qua con le cassatine di ricotta al forno

Il contest ne prevede l’accoppiata con la foto di una località della mia zona ed ecco allora due scorci della R.N.O. “Pantalica-Valle dell’Anapo” istituita per tutelare una particolare specie di trota ed il platano orientale che qui tocca il suo estremo nell’areale. Vi si può accedere sia da Sortino (SR) che da Ferla (SR) ed ogni giorno numerosi turisti vi accedono da entrambi gli ingressi. Le foto riguardano la parte con acceso da Sortino.

Ma veniamo adesso alla ricette: la cassatina è il tipico dolce della Pasqua siciliana, particolarmente diffuso in tutta l’area iblea. Viene preparato in modi diversi, ne esistono infatti più versioni, differenti per i condimenti, ma anche per la farcitura. La ricetta classica prevede tuma (latte cagliato) e ricotta, spesso invece si preferisce per praticità usare solo la seconda aromatizzandola con la cannella.Pantalica02

Alcune volte nella preparazione delle cassatine, come avveniva anche per i ciascuna, si preferiva utilizzare l’impasto dei biscotti al latte impastato con meno acqua (‘mpastatu ciù duru) in quanto più friabile rispetto all’impasto originale. Esiste a Palazzolo anche una versione chiusa delle cassatine, anziché arricciare la pasta appiccicando i bordi per ottenere il tipico contenitore per la farcia, la si metteva su metà superfici e si richiudeva l’altra metà ottenendo delle focaccine di ricotta (‘mpanateddi ri ricotta).

Questo dolce ha anche un’antichissima storia che la imparenta con le altre due cugine: la cassata al forno e la famosissima cassata siciliana. Tutte e tre le prelibatezze hanno un antenato comune, un dolce greco a base di pasta fillo con tuma, miele ed aromi: il più antico cheese cake di cui si abbia notizia. Recenti studi sui manuali di cucina greca e romana hanno fatto riscoprire questa millenaria prelibatezza che i greci chiamavano placentam e che poi i romani hanno ribattezzato caseata in quanto conteneva formaggio (caseum). A questo punto sembrerebbe venir meno la versione più accreditata dell’origine dall’arabo qas’at. Per maggiori dettagli potete leggere il relativo post, mentre per la ricetta della versione antica

???????????????????????????????Ingredienti:
500 g di farina di grano duro (per panificazione)
15 g di lievito di birra
60 g di strutto (o olio d’oliva)
600 g di ricotta
10 g di cannella
160 g di zucchero
3 uova

Procedimento 
Sulla spianatoia impastare la farina con il lievito, lo strutto e il sale, lavorare con cura fino ad ottenere un pasta liscia ed elastica, coprire e fare riposare. Nel frattempo, in una ciotola, amalgamare la ricotta con le uova, lo zucchero e la cannella. Stendere la pasta e formare una sfoglia molto sottile, tagliate dei dischi di 10-15 cm, saldare le estremità così da formare un cestino e farcite con la crema di ricotta; adagiare sulla placca imburrata e mettete in forno (caldo a 200 °C) per circa 45 minuti, fino a doratura della superficie del ripieno. Servire fredde.

La ricetta, insieme a molte altre tramandatemi da mia madre, si trova sul mio libro « Cosi aruci – Tradizione dolciaria akrense » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al contest « Ti presento casa mia » del blog “Pentole di cristallo” e “EATinerari”.

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Questa ricetta partecipa al programma di affiliazione « La pulce e il topo ».

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