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Focacce al pomodoro e prezzemolo

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ONel dialetto locale del paese di mia madre (Palazzolo Acreide) questa tipologia di focacce arrotolate sono dette “llìallìa” cioè “arrotola”. La particolarità sta nell’arrotolare le focacce su tre lembi.

Ingredienti per 5-6 persone:
500 g di farina di semola di grano duro rimacinata
20 g di lievito di birra
2 cucchiai di olio di oliva oppure strutto
1 l di passata di pomodoro
1/4 di cipolla
sale
acqua

PreparazioneO
Disporre la farina a fontana, l’olio, il sale e il lievito sciolto in un bicchiere di acqua tiepida. Impastare fino ad ottenere una pasta liscia e omogenea. Continuare a lavorare per almeno 5 minuti, quindi formare una palla, infarinarla e lasciarla lievitare per almeno 30 minuti.
Intanto soffriggere la cipolla e, appena dorata, aggiungere la passata di pomodoro. Lavare e tritare il prezzemolo ed aggiungerlo alla salsa.
Suddividere in porzioni e, dopo aver cosparso di farina la spianatoia, con l’aiuto di un matterello stendere in forma rotonda e farcire con la salsa con il prezzemolo la striscia centrale della pasta, coprire con la parte di pasta laterale e poi con l’altra, quindi chiudere i bordi superiore e inferiore e bucherellare la superficie.
Cuocere in forno già caldo a 180-200 °C per circa 30 minuti. Sfornare quando la superficie è dorata.

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La ricetta si trova sul mio libro « Pani ri casa e cosi minuti – L’arte panificatoria iblea » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al contest « Le ricette di Natale » del blog “Ricette mon amour“, nella categoria ricette salate.

contest ANTICHE RICETTE

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Dita di strega

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Classico dolce di Halloween qui proposto in versione salata. Per una delle versioni dolci, basta sostituire la maionese ed il prosciutto con burro e marmellata di frutti rossi (da utilizzare anche al posto del ketchup. Un’altra versione dolce prevede la preparazione di biscotti di pasta frolla…

Ingredienti per 15 dita:
250 g di pane per tramezzini (5 fette)
150 g di prosciutto cotto
15 mandorle sgusciate
q.b. di maionese
q.b. di ketchup
q.b. di peperoncino in polvere (facoltativo)

Preparazione
Assottigliare con un matterello le fette di pane per tramezzini, tagliarle in tre pezzi e cospargerle di un sottile strato di maionese. Tagliare in quattro le fette di prosciutto crudo e adagiarne un quarto su ciascun pezzo di pane per tramezzini. Se volete rendere più piccate la cosa e fare uno scherzo ai vostri amici, potete aggiungere della polvere di peperoncino sopra la maionese, appena prima di mettere il prosciutto.
Avvolgere il tramezzino su se stesso sagomandolo a forma di dito, con il dorso (non seghettato) di un coltello realizzare le pieghe delle dita e su una punta creare lo spazio per mettere la mandorla saldata con un velo di maionese.
Servire su un piatto da portata decorate con il ketchup, particolarmente abbondante nella parte senza mandorla.
Buon Halloween!!!

Questa ricetta partecipa al complicontest « Il prosciutto » del blog “Laura in cucina“.

Questa ricetta partecipa alla « 1ª raccolta di Ricette per Halloween » del blog “Cucina che ti passa.info“.

Trinacria

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Il nome Trinacria, proveniente dal greco treis (tre) e àkra (promontori), stava originariamente ad indicare l’Isola, col tempo è passata ad indicare anche la sua bandiera ed in particolare (erroneamente) il simbolo araldico del Triscele che vi capeggia in centro. Si tratta di una testa di Gòrgone (Medusa nello specifico) i cui capelli sono serpenti, dalla quale si irradiano tre gambe piegate all’altezza del ginocchio; veniva raffigurata con le ali per indicare l’eterno trascorrere del tempo e contornata da serpenti per indicare la saggezza. I serpenti in epoca romana furono sostituiti da spighe di frumento, a voler significare la fertilità della terra dell’Isola (che costituiva il “granaio” di Roma).
È un dolce realizzato con prodotti tipici siciliani che riproduce i colori della bandiera di questa regione. Ritroviamo le mandorle, le arance e le fragole, tipiche di tutta l’isola, ma in particolar modo del distretto aretuseo o Val di noto.
Si può sostituire la mousse alle Fragole con crema alle arance rosse ottenendo lo stesso effetto cromatico. Per la decorazione,anzichè pelare a vivo l’arancia, prelevarne tre spicchi con la pellicina, bagnarli nello sciroppo e poggiarli nello zucchero semolato ottenendo un effetto brinato.

Ingredienti per 5 persone:
Per la dacquoise alle mandorle:
Albumi n. 1
Farina di mandorle g 50
Zucchero semolato g 50

Per la crema all’arancia:
Succo di arancia g 500
Amido di mais g 50
Zucchero semolato q.b.

Per la mousse alle fragole:
Purea di frutta g 125
Panna fresca (35% di grassi) g 90
Meringa italiana g 50

Per decorare:
3 spicchi d’arancia pelati a vivo

Preparazione
Se si hanno le mandorle occorre tritarle con un cutter fino ad ottenere una farina grossolana, usando lo stesso cutter amalgamare la farina ottenuta con 25 g di zucchero. Mescolare gli albumi con lo zucchero mediante una frusta e porli sul fuoco moderato continuando fino a raggiungere i 45 °C. Togliere dal fuoco e montare fino a raffreddamento. Aggiungere pian piano le polveri amalgamando delicatamente. Mettere in una teglia da forno ed infornare a 180 °C per circa 8-10 minuti con lo sportello del forno lievemente aperto (a valvola aperta). Appena cominciano ad imbrunire i bordi si può scendere e fare raffreddare.
Spremere le arance ed ottenerne il succo (in alternativa usare quello in brick), pesarlo, zuccherarlo a piacere (si può anche lasciare non zuccherato mantenendo una nota di leggera asprezza tipica di alcune varietà del frutto) ed aggiungere un decimo del peso di amido, porre sul fuoco e mescolare con una frusta fino a che comincia ad addensare, rimuovere velocemente dal fuoco continuando a mescolare per farla raffreddare.
Prendere una coppetta da cocktail oppure un bicchiere old fashioned (in questo caso occorre un po’ più di prodotto), tagliare la dacquoise a misura e porre nel bicchiere in modo da dividerne l’interno in due. In metà mettere la crema all’arancia e porre in frigo a riposare. Nel frattempo preparare la meringa italiana (vedi ricetta), montare la panna lucida (ovvero semimontata). Ridurre la frutta in purea, setacciarla ed amalgamarvi delicatamente e gradatamente la panna semimontata e la meringa italiana. Versare il composto nella metà vuota delle coppette e conservare in frigo per almeno 5-6 ore.
Prima di servire, pelare a vivo un’arancia, asportarne tre spicchi e disporli in maniera triangolare a ricordare la figura della bandiera siciliana, la triscele o trinacria, sul bicchiere con la dacquoise trasversale che separa la crema in basso a sinistra dalla mousse in alto a destra.

La ricetta si trova sul libro « Dolci bicchieri – nuove tendenze in pasticceria » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

Questa ricetta partecipa al contest « Vinci la gelatiera!! » del blog “Casa e Cucina“.

Dolci di mandorla

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Nel dialetto locale del paese di mia madre (Palazzolo Acreide) le preparazioni di pasticceria vengono indicate genericamente come cose dolci, cosi aruci appunto. Così i classici biscotti di mandorla diventano per i palazzolesi cosi aruci ri mennula. Si tratta di biscotti a base di farina di mandorle molto rinomati a Palazzolo, ma soprattutto molto apprezzati in tutto il circondario.

La particolarità dell’antica ricetta tramandatami da mia madre  sta nel fatto che si utilizza solamente farina di mandorle, senza alcuna aggiunta di altri tipi di farina.

Ingredienti:O

4 albumi
½ limone grattugiato
500 g di mandorle (in farina)
500 g di zucchero

Preparazione
Levare la buccia nelle mandorle, farle asciugare e macinarle. Mischiare 500 g di zucchero, 500 g di mandorle in farina, mezzo limone grattugiato e 4 albumi montati a neve (da aggiungere a poco a poco, fino alla giusta consistenza) e impastare il tutto. Passarlo dalla macchina trafilatrice per biscotti per effettuare la forma classica, completare con pezzetti di frutta candita rossa o verde e infine infornare a 120°C per 10-15 minuti.
In alternativa si possono realizzare delle palline, schiacciarle e passarle nello zucchero semolato, oppure realizzare dei piccoli cilindretti da passare nello zucchero a velo e piegare in forma di S con le dita.

Per dare la forma tipica si impiegava una macchinetta manuale che spingeva l’impasto attraverso una trafiletta a punte. La seconda tecnica descritta veniva utilizzata quando non si disponeva di tale arnese oppure per impiegare l’ultima parte dell’impasto che rimaneva negli ingranaggi.

La ricetta, insieme a molte altre tramandatemi da mia madre, si trova sul mio libro « Cosi aruci – Tradizione dolciaria akrense » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.

 

Questa ricetta partecipa al contest « Dimmi che mi vuoi bene » del blog “CakeTherapy“, nella categoria La ricetta più golosa.

 

 

 

 

Questa ricetta partecipa al contest « Le ricette di Natale » del blog “Ricette mon amour“, nella categoria ricette dolci.

contest ANTICHE RICETTE

Capelli d’angelo

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Si tratta di un dolce tipico di Mineo, un paesino montano ubicato nei pressi di Caltagirone (Catania). Non è strettamente legato alle festività carnascialesche, ma a motivo della sua struttura sottile e lunga tipo spaghetto, quasi a ricordare le stelle filanti, lo si può sicuramente spacciarlo per tale! E poi, in fondo, “a Carnevale ogni ricetta vale!” o no?

Se poi lo presentate nel cucchiaio come in foto (spoon sweet), potrete sempre dire che “vista la crisi, le porzioni sono ridotte“: già m’immagino le facce dei vostri commensali…

Ingredienti per 4 persone:

3 uova intere
3 cucchiai di miele
1 scorza d’arancia
un pizzico di sale
zucchero a velo,
cannella,
mandorle tostate e
cioccolato fondente grattugiato a piacere

Preparazione
Battere le uova intere con un pizzico di sale,
ungere un padellino antiaderente, quando sarà ben caldo versare 2 cucchiai del composto formando una sfoglia sottile (tipo crèpe).
Le sfoglie ottenute andranno arrotolate e tagliate a striscioline sottilissime (tipo spaghetti), disponendoli in una ciotola capiente.
In un pentolino sciogliere a bagnomaria il miele di zagara d’arancia, versarlo sui “Capiddi d’Angeli” assieme allo zucchero a velo, cannella macinata, mandorle sbriciolate, cioccolato fondente grattugiato amalgamando il tutto come una spaghettata.

Questa ricetta partecipa al Contest « A Carnevale ogni ricetta vale » dei blog “Le Ricette di Tina” e “Profumi Sapori & Fantasia“.

Questa ricetta partecipa “fuori concorso” al Contest « Honey sweet honey » del blog “Cappuccino e Cornetto”

Dolci di mandorla

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Nel dialetto locale del paese di mia madre (Palazzolo Acreide) le preparazioni di pasticceria vengono indicate genericamente come cose dolci, cosi aruci appunto. Così i classici biscotti di mandorla diventano per i palazzolesi cosi aruci ri mennula. Si tratta di biscotti a base di farina di mandorle molto rinomati a Palazzolo, ma soprattutto molto apprezzati in tutto il circondario.

La particolarità dell’antica ricetta tramandatami da mia madre  sta nel fatto che si utilizza solamente farina di mandorle, senza alcuna aggiunta di altri tipi di farina.

Ingredienti:

4 albumi
½ limone grattugiato
500 g di mandorle (in farina)
500 g di zucchero

Preparazione
Levare la buccia nelle mandorle, farle asciugare e macinarle. Mischiare 500 g di zucchero, 500 g di mandorle in farina, mezzo limone grattugiato e 4 albumi montati a neve (da aggiungere a poco a poco, fino alla giusta consistenza) e impastare il tutto. Passarlo dalla macchina trafilatrice per biscotti per effettuare la forma classica, completare con pezzetti di frutta candita rossa o verde e infine infornare a 120°C per 10-15 minuti.
In alternativa si possono realizzare delle palline, schiacciarle e passarle nello zucchero semolato, oppure realizzare dei piccoli cilindretti da passare nello zucchero a velo e piegare in forma di S con le dita.

Per dare la forma tipica si impiegava una macchinetta manuale che spingeva l’impasto attraverso una trafiletta a punte. La seconda tecnica descritta veniva utilizzata quando non si disponeva di tale arnese oppure per impiegare l’ultima parte dell’impasto che rimaneva negli ingranaggi.

La ricetta, insieme a molte altre tramandatemi da mia madre, si trova sul mio libro « Cosi aruci – Tradizione dolciaria akrense » di Giuseppe e Maria Mazzarella, edito da Morrone Editore.